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Un panel significativo
Le aziende, nelle situazioni di crisi, si trovano di fronte sfide particolari. Sono perciò richieste decisioni veloci e mirate con azioni coerenti. Quali sono le giuste decisioni e le giuste azioni per la gestione della crisi?
La società di consulenza tedesca Staufen, specializzata in riorganizzazione
aziendale, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Heilbronn, ha condotto un’indagine su 557 manager europei e cinesi per verificare quanto siano stati colpiti dalla crisi, quali misure abbiano adottato e su quali fattori di successo abbiano puntato per uscirne.
Alla ricerca hanno aderito in prevalenza aziende costruttrici di impianti o componenti industriali del settore automotive/manifatturiero. Si tratta per lo più di realtà medio-piccole, che hanno risposto al questionario elaborato nella Facoltà di Economia 1 di Heilbronn.
Complessivamente lo studio è un bell’esempio di lavoro comune tra gli economisti e chi opera sul campo. Significativo il panel intervistato: si tratta infatti di un insieme di aziende che per molti versi rappresenta l’universo
dell’attuale economia. I cinque rispettivi paesi di provenienza sono stati presi in esame per la loro rilevanza sotto determinati profili. Nel gruppo si spazia perciò
da mercati in forte espansione a livello europeo o mondiale quali la Polonia e la Cina, ad altri più “neutrali” come la Svizzera. Non potevano naturalmente mancare l’Italia, con il suo tessuto industriale variegato, e la Germania, campione mondiale di esportazioni. Molti dei risultati emersi corrispondono alle aspettative, ma non mancano alcune sorprese.
Se la crisi è unica e ha colpito tutti indistintamente, molto diverso è il modo in cui è stata percepita e affrontata nei vari paesi, non solo per fattori oggettivi derivanti dalla diversa situazione economica, ma anche per ragioni culturali. Il comportamento dei manager internazionali di fronte alla crisi è risultato infatti poco omogeneo, coerentemente con il diverso impatto che essa ha avuto nei singoli paesi e nella percezione dei singoli manager. In ultima analisi, in un’economia globale fortemente interconnessa in cui paesi e aziende sono sempre più vicini e comparabili, sono le persone e la loro mentalità che fanno la vera differenza.
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